MEDICINA INTEGRATA | SALERNO

due parole sulla Medicina Integrata

Cosa intendiamo per “Medicina Integrata”? Ci saranno di aiuto alcune parole chiave: sinergia, correlazione, connessione, coerenza. Termini che esprimono il movimento unitario vitale, non scindibile se non concettualmente e arbitrariamente.

 

la comunicazione fra le parti

Partiamo dall’idea, non così ovvia come sembrerebbe, che il funzionamento cellulare dell’organismo è integrato, vale a dire coordinato e non anarchico.
È innegabile la comunicazione continua fra cellula e cellula, organo e organo, a livello neuronale, ormonale, biofisico.
Questa comunicazione rende coerente il funzionamento dell’intera struttura cellulare, in senso cooperativo, in una direzione comune che, almeno a livello elementare, può identificarsi nella sopravvivenza dell’organismo.

Dunque, l’integrazione fra la parti è il fondamento essenziale della vita. Una Medicina che non rispetti questo principio non può essere definita tale. Una Medicina che non consideri la correlazione interna dell’organismo, e quella esterna nei confronti dell’ambiente, è inesorabilmente fallimentare.

 

integrare i saperi

Occorre quindi una Medicina Integrata: che non significa naturale, dolce, e amenità simili, la cura dei pannicelli caldi, da abbandonare appena ci si trova di fronte ad una malattia “seria”; l’integrazione include tutti gli aspetti dello sviluppo scientifico medico fino ai giorni nostri, senza nulla disdegnare, perché ogni risorsa farmacologica o chirurgica ha, nel contesto appropriato, la sua ragion d’essere.

Per “contesto appropriato” deve intendersi quell’ambito, definito da reali circostanze e non da teorici protocolli, in cui la risposta dell’organismo non è più sufficiente per la guarigione. Va bene allora l’antibiotico, il cortisone, e quant’altro occorra in emergenza: se la porta non si apre, e si sente odore di gas, si chiamano i pompieri, non si discute.

Discutibile è invece che ogni volta che voglio entrare in casa chiami i pompieri per far abbattere la porta. Purtroppo questo è l’approccio standard in medicina (m minuscola), sempre e comunque sparare sulla casa, col cannone più grosso che si ha.

 

promuovere l’autorganizzazione

Attivare la risposta dell’organismo, questa è la prima e più importante cosa che va fatta. Stimolare l’autorganizzazione del “sistema uomo”, e non inibirla o bloccarla irreversibilmente. La quasi totalità degli approcci ospedalieri o ambulatoriali va in questa direzione, nella soppressione di sintomi e nell’abbattimento di porte di casa.

 

come muoversi?

  1. Punto primo.
    Rivedere la fisiologia degli esseri viventi, senza quel condizionamento mentale del “compartimento stagno” che impedisce di vedere la correlazione e la cooperazione fra le diverse parti.
    Questo punto di vista è in linea con tutte le più attuali conoscenze scientifiche. Quella dei compartimenti stagni, in cui un “pezzo” non ha nulla a che fare con un altro, è un retaggio ottocentesco, smentito ogni giorno dalla biologia, dalle neuroscienze, dalla fisica, e dalla osservazione pura e semplice.

  2. Punto secondo.
    Rivedere il paziente in quest’ottica: il che significa indagare su cosa nella sua vita possa aver disturbato questa “integrazione fra le parti”, cosa abbia indotto il suo organismo a reagire con quella modalità che noi chiamiamo malattia. Comprendere dove realmente debba essere indirizzata l’azione terapeutica, cosa c’è realmente da curare. Il che potrebbe corrispondere a zone del corpo anche distanti da dove si manifesta il sintomo. Questo è il concetto più ostico da accettare per la mentalità sanitaria ottocentesca.

  3. Punto terzo.
    Trovare lo strumento adatto. Utilizzare i mezzi terapeutici che ripristinino l’autorganizzazione originaria, che inducano a rispondere più efficacemente alle sfide dell’ambiente, a risolvere l’empasse in una direzione più vantaggiosa. Il tutto senza inquinare corpo e mente, nella direzione (e qui il termine mantiene tutto il suo senso) naturale dell’organismo. Pochi sistemi terapeutici rispondono a questi requisiti.

 

“naturale”?

Torno sul concetto di naturale, parola stra-abusata, buona come condimento per ogni cosa: l’associazione naturale = salutare è una convinzione popolare erronea e pericolosa.
Una miriade di cose sono naturali, cioè prese in natura, e in grado di accoppare chiunque; qualunque cosa, in natura, può essere letale, a certe dosi e certe condizioni, anche ciò che consideriamo generalmente benefico.
D’altro canto, sostanze di sintesi o strumenti artificiali, nelle modalità appropriate, possono indurre l’organismo in un percorso di guarigione, in linea (e non in opposizione) con le leggi naturali di funzionamento.

Quindi, per fare qualche esempio, potrei utilizzare una sostanza assolutamente naturale come il cortisone per rendere diabetica o psicotica una persona sana. Oppure potrei utilizzare mezzi non naturali (aghi, microiniezioni, laser) per trattare dei punti di agopuntura, e indurre un naturale processo di recupero.

 

la sinergia

Un altro aspetto del concetto di integrazione è quello della sinergia fra più metodiche: per esempio, per un paziente asmatico potrei adoperare insieme sia la Terapia Neurale che l’Ozonoterapia. L’integrazione di queste due metodiche porta infatti a risultati molto più veloci e duraturi. Oppure, per un paziente affetto da sciatalgia potrei applicare l’Auricoloterapia e l’Ozonoterapia, con potenziamento reciproco.

Medicina Integrata come medicina completa, che non ha timore di includere terapie non convenzionali, né quelle convenzionali, purché sia centrale il paziente visto integralmente, nella sua storia clinica, nel suo vissuto, nel suo sentire, nel suo spirito vitale.

Il resto, come già intendeva Platone, è medicina per gli schiavi.

 

 

Per approfondire > il Manifesto per la Medicina Integrata