guarire dal mal di testa


un approccio integrato al sintomo cefalea 

A chi non è capitato almeno una volta nella vita di soffrire di mal di testa? In genere eventi isolati che si risolvono spontaneamente. È purtroppo frequente che una persona inizi a soffrire di una cefalea ricorrente, se non addirittura cronica. Una persona su cinque ormai è soggetta abitualmente a cefalea, per cui possiamo parlare di una vera e propria malattia sociale.
Si cerca di solito di attribuire il mal di testa ad una causa occasionale: il freddo umido per alcuni, il mancato riposo per altri, e magari le mestruazioni, una giornata stancante, un viaggio, ecc. Questi sono senz’altro fattori importanti nello scatenamento della cefalea o dell’emicrania, ma faremmo un grossolano errore nell’identificarli come cause vere e proprie. Mi spiego: la cefalea (e per comodità userò questo termine per riferirmi genericamente a tutti i tipi di mal di testa) ha più di una causa: raramente è un singolo elemento all’origine del problema, mentre di solito devono sommarsi più fattori nel tempo prima che si arrivi alla cefalea. Queste concause possono essere di tipo disparato, e possono interessare organi e apparati che apparentemente non hanno nulla a che fare con la testa.
Faccio un esempio per rendere comprensibile questo importante concetto:
storia di Marina:
• a 13 anni viene operata per appendicite 
• a 16 anni assume molti antibiotici per un’infezione alle tonsille 
• a 25 anni le viene devitalizzato un dente 
• a 29 anni sviluppa una sinusite 
• a 30 anni inizia a soffrire di cefalea, che si scatena ad ogni ciclo mestruale. 
A questo punto, una lettura superficiale del sintomo suggerisce una diagnosi di “cefalea catameniale”, cioè che si presenta con le mestruazioni. Una volta messa questa bella e altisonante etichetta, ci si illude così di aver individuato la causa. Tutto il resto sembra non contare affatto.
Ma proviamo a rivedere la storia di Marina da un altro punto di vista:
Appendicite: residua ovviamente una cicatrice, peraltro piccola e ben rimarginata. E la faccenda sembra chiusa lì. Ma le cicatrici possono essere dei potenti elementi di disturbo sull’organismo, interferendo sulla comunicazione neuronale (con modalità su cui per ora sorvolo e che affronteremo in altra occasione). La capacità dell’organismo di Marina di far fronte ai cambiamenti ambientali comincia a diminuire, perchè in parte assorbita da questo fattore disturbante.
Antibiotici: la cosa più comune che ha luogo dopo una cura antibiotica è il cambiamento della flora intestinale, fatto ovvio e scontato in medicina. Meno ovvie sembrano esser le conseguenze di questo: in condizioni normali la popolazione microbica “buona” fodera letteralmente l’intestino, e lo protegge dall’aggressione di batteri patogeni e di molecole estranee. Quando invece i batteri fisiologici vengono distrutti dall’antibiotico, la permeabilità dell’intestino cambia e diventa molto più esposta all’attacco di sostanze estranee che entrano in circolo, comprese la tossine batteriche della stessa popolazione “cattiva” che nel frattempo si è insediata. Cosa ne deriva? Moltissime cose che di certo non aiutano Marina, ma ne cito soltanto due: una intossicazione cronica da tossine microbiche e una ridotta produzione di serotonina da parte dell’intestino. La serotonina è un neurotrasmettitore che riveste un ruolo importante nel “buon umore” e nel controllo del dolore.
Devitalizzazione: un dente può diventare un elemento irritativo per le strutture nervose della testa, specie se devitalizzato. Può accadere quindi che il dente diventi un focolaio di infiammazione cronica, senza che Marina però se ne accorga. Il nervo trigemino comincia ad essere iperstimolato, e a diventare sempre più sensibile. Un altro elemento si aggiunge alla pila di quei fattori che disturbano i sistemi di regolazione dell’organismo, e la loro capacità di far fronte agli stress si riduce sempre più.
Sinusite: come diretta conseguenza della irritazione trigeminale, le mucose dei seni paranasali iniziano a manifestare una infiammazione cronica. Marina non avverte dolore, se non piccoli fastidi. Di mal di testa ancora nulla all’orizzonte.
Ci vorrà qualche tempo perchè il quadro evolva: la capacità di regolazione dell’organismo diventa sempre più esigua, finchè anche gli stress di ordinaria amministrazione fanno sentire il loro peso: ed ecco che le mestruazioni, impegnativo momento di cambio fisiologico per la donna, diventano per Marina elemento scatenante della cefalea.
Ora è più comprensibile perchè non convenga accontentarsi delle classificazioni scolastiche delle cefalee, ma occorra andare oltre la spiegazione della apparente origine e valutare la storia del paziente e l’insieme di tutti gli elementi di interferenza.
Questo ovviamente è solo un esempio, e come tale non esaurisce tutte le possibili con-cause di cefalea. Potrei aggiungere le intolleranze alimentari, i disturbi delle vie biliari, la malocclusione dentale, i difetti di vista, gli errori posturali, e mi fermo qui. Ma non tralascio senz’altro l’aspetto psichico: importante a mio avviso, ma che troppo spesso viene additato come causa unica e sufficiente per la cefalea di molti pazienti, trascurando tutto quel background di fattori corporei a cui abbiamo accennato.
Se tutto questo fosse vero, che fare allora?
Ci sono due livelli di intervento: quello del sintomo e quello delle cause.
La fase acuta, cioè il dolore in atto, è il livello di intervento dei vari farmaci sintomatici antidolorifici, che pur essendo utili nel dolore acuto per “chiudere” il sintomo, nulla possono fare per risolvere la situazione di base.
Altra cosa è lavorare sulle cause: è la comprensione della storia del paziente ad offrire la chiave per liberarlo dalla prigione del dolore. Ogni paziente è un mondo a sè, caratterizzato da una sua complessità, e non esiste una cefalea uguale ad un’altra. Questo è il cardine della medicina olistica e di ogni terapia che funzioni. Prima della terapia c’è un lavoro di indagine, con cui si individuano ad uno ad uno i fattori di disturbo, per poi correggerli con i rimedi opportuni. Va da sè che questi rimedi non debbano costituire a loro volta elementi di disturbo: ecco quindi l’importanza dei medicinali omeopatici, dei probiotici intestinali, della terapia neurale, della fitoterapia, dell’agopuntura, e di tutti quei metodi che valorizzano e incrementano la capacità di autoregolazione dell’organismo.

Parole chiave:
cefalea, emicrania, sinusite, nevralgia, neuralterapia


dott. Michele Acanfora 
medico chirurgo

materiale divulgato da
Centro Studi Medicina Omeopatica
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www.omeolink.it

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